Arresto cardiaco nei bambini, il defibrillatore resta inutilizzato
Uno studio su oltre 3.300 emergenze pediatriche mostra che le placche del DAE vengono applicate prima dell’arrivo dei soccorsi soltanto nel 5,5% dei casi. Nelle scuole, però, la situazione cambia radicalmente
L’arresto cardiaco extraospedaliero in età pediatrica è un evento raro, ma estremamente grave: quando il cuore smette improvvisamente di pompare sangue, ogni minuto senza rianimazione riduce le possibilità di sopravvivenza. Un ampio studio basato sul registro nazionale giapponese ha analizzato 3.352 arresti cardiaci avvenuti tra il 2021 e il 2023 in bambini e adolescenti fino a 17 anni. Prima dell’arrivo dei sanitari, le placche di un defibrillatore automatico esterno erano state applicate soltanto in 185 casi, pari al 5,5% del totale. Il dispositivo analizza prima il ritmo cardiaco e interviene solo quando rileva un’aritmia defibrillabile. Tra i bambini collegati al DAE, infatti, poco più della metà ricevette effettivamente uno shock.
Il luogo in cui avveniva l’arresto cardiaco faceva una differenza enorme. Nelle scuole le placche del defibrillatore venivano applicate nel 66,2% dei casi, mentre nelle abitazioni la percentuale scendeva allo 0,8%. Nelle altre aree pubbliche il valore si fermava al 15,4%. L’utilizzo risultava meno frequente durante la notte e nei bambini più piccoli: nei lattanti e nei bambini in età prescolare il DAE veniva preparato molto raramente, mentre tra gli adolescenti l’applicazione era più comune. La probabilità aumentava anche quando un testimone aveva già iniziato la rianimazione cardiopolmonare. Questi dati suggeriscono che non basta installare un defibrillatore: è fondamentale che sia facilmente raggiungibile, chiaramente segnalato e che le persone presenti sappiano come reagire senza perdere tempo.
Il defibrillatore può essere utilizzato anche sui bambini seguendo le istruzioni vocali e visive dell’apparecchio. Quando disponibili, nei bambini più piccoli si possono usare placche pediatriche o sistemi che riducono l’energia erogata; in loro assenza, durante un’emergenza, non bisogna rinunciare automaticamente al DAE. Il dispositivo è progettato per analizzare autonomamente il ritmo e non consente la scarica quando non è indicata. La priorità resta chiamare immediatamente i soccorsi e iniziare le compressioni toraciche e, quando possibile, eseguire anche le ventilazioni seguendo le indicazioni dell’operatore telefonico. Nei bambini, infatti, l’arresto cardiaco è spesso preceduto da un problema respiratorio e non sempre il ritmo può essere corretto con una scarica elettrica. Per questo defibrillazione e rianimazione devono procedere insieme.
I bambini sui quali erano state applicate le placche mostravano più frequentemente una sopravvivenza a un mese con un buon esito neurologico. Il risultato è importante, ma deve essere interpretato con prudenza. Lo studio non dimostra che il solo utilizzo del DAE triplichi le probabilità di sopravvivenza. I bambini collegati al dispositivo presentavano spesso condizioni iniziali più favorevoli: l’arresto era più frequentemente testimoniato, la rianimazione era già stata avviata e il ritmo cardiaco risultava più spesso defibrillabile. Trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto. Il messaggio di sanità pubblica, tuttavia, rimane evidente: aumentare la presenza dei DAE, migliorare la formazione e ridurre la paura di utilizzarli può accorciare i tempi di intervento e offrire a un bambino in arresto cardiaco una possibilità in più.
Yamaguchi A, Fukuzawa A, Atsuta M, et al. Automated External Defibrillator Pad Application Before EMS Arrival in Pediatric Out-of-Hospital Cardiac Arrest. JAMA Network Open. DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2026.25069.





